ActiveCampaign ora ti fa pagare i contatti inattivi: cosa cambia e come reagire

«Mi è arrivata la fattura di ActiveCampaign ed è salita. Ma non ho aggiunto un solo contatto.»

Se ti è successo, non è un errore di sistema. È un cambio di regole. E vale la pena capirlo bene, perché dietro c’è una lezione che riguarda il tuo marketing molto più della tua fattura.

Da inizio 2026 ActiveCampaign ha modificato il modo in cui conta i contatti che paghi. Per molte PMI significa una cosa sola: stai pagando per indirizzi che non aprono una tua email da mesi. Forse da anni.

Cosa è cambiato davvero

Prima il conteggio, di fatto, premiava chi teneva pulite le liste: pagavi soprattutto sui contatti che gestivi attivamente. Ora il totale fatturato è più ampio. Rientrano nel conto anche contatti non iscritti e indirizzi che rimbalzano sistematicamente.

Tradotto: la lista gonfia che ti faceva sentire al sicuro, «ho 15.000 contatti», è diventata un costo. E spesso un costo doppio, perché quei contatti morti non solo si pagano, ma danneggiano anche la consegna delle email verso i contatti vivi.

Qui sta il punto che pochi colgono. Non è una rapina. È un incentivo, neanche troppo nascosto, a fare una cosa che andava fatta comunque.

Perché le liste sporche ti costano due volte

Immagina di mandare 10.000 email. Di queste, 4.000 vanno a indirizzi morti: caselle chiuse, persone che non aprono da due anni, errori di digitazione vecchi di un lancio dimenticato.

Cosa vede il provider di posta, Gmail, Outlook, gli altri? Vede un mittente che spedisce a tanti indirizzi che non rispondono. E inizia a chiedersi se sei un mittente serio o uno spammer. Risultato: anche le email ai 6.000 contatti veri iniziano a finire in spam più spesso.

Quindi la lista sporca ti fa pagare di più ad ActiveCampaign e riduce i risultati sui contatti che contano. Paghi di più per ottenere di meno. È il peggior affare possibile, mascherato da numero grande che fa sentire importanti.

Il nuovo pricing, in fondo, ti sta solo presentando un conto che il tuo marketing pagava già. Solo che prima non lo vedevi.

Il caso tipico (e come l’abbiamo risolto)

Un’azienda che seguo aveva poco più di 12.000 contatti e una fattura che, dopo il cambio, era salita in modo fastidioso. La titolare era convinta di dover migrare altrove, di corsa, prima del rinnovo.

Abbiamo fatto una cosa più noiosa e più utile: abbiamo guardato i dati prima di muoverci.

Su 12.000 contatti, circa 4.500 non aprivano un’email da oltre un anno. Di questi, un migliaio erano indirizzi che rimbalzavano a ogni invio. Stava pagando, e spedendo, verso un cimitero.

Abbiamo fatto tre cose, in ordine. Una campagna di riattivazione verso i contatti dormienti, per dare loro un’ultima occasione. Poi la rimozione di chi non ha risposto e di tutti i bounce. Infine una segmentazione più seria di chi era rimasto.

La lista è scesa sotto gli 8.000 contatti. La fattura è tornata sotto controllo. Ma la cosa interessante è un’altra: il tasso di apertura è salito. Meno email, mandate a persone vere, lette di più. Non aveva un problema di strumento. Aveva un problema di magazzino mai riordinato.

Le tre mosse da fare adesso

1. Pulisci le liste, prima del prossimo rinnovo

Togli i bounce, i disiscritti, chi non apre nulla da sei mesi nonostante una campagna di riattivazione. Non è perdere contatti. È smettere di pagare i morti e proteggere i vivi.

Se hai anni di duplicati e dati sporchi accumulati tra import, form e integrazioni, uno strumento come Dedupe fa il lavoro pesante, unione dei doppioni, pulizia, senza esportazioni manuali infinite e senza rischiare di cancellare a mano il contatto sbagliato.

2. Ripensa la segmentazione, non solo la pulizia

Pulire è il minimo. Il salto vero è smettere di mandare la stessa email a tutti. Una lista più piccola e segmentata rende di più di una grande e muta: mandi meno messaggi, ma giusti, alle persone giuste, nel momento giusto.

Ne ho scritto in dettaglio qui: segmentare con ActiveCampaign per parlare alle persone giuste. È lì che il nuovo pricing, paradossalmente, può renderti più bravo.

3. Verifica se ActiveCampaign è ancora la scelta giusta per te

Domanda onesta: stai usando davvero le automazioni e il CRM, o lo usi come un semplice strumento per spedire email?

Se sfrutti le sequenze, il lead scoring, l’automazione vera, il nuovo pricing è un fastidio gestibile: lo strumento vale quello che costa, e tanto. Se invece lo usi come mailer e basta, stai pagando un motore da corsa per andare a fare la spesa. In quel caso Brevo, con il suo piano gratuito generoso, può bastare e avanzare.

La scelta non è «ActiveCampaign sì o no». È «sto usando il 100% di quello che pago, o il 20%?».

L’errore da non fare

Cancellare a caso per far scendere in fretta il numero. O peggio: migrare di pancia verso un altro strumento il giorno dopo la fattura, portandoti dietro la stessa lista sporca su una piattaforma nuova.

La pulizia va fatta con criterio. Un contatto fermo da mesi non è sempre morto: a volte è solo mal segmentato, o non ha mai ricevuto un’email pensata per lui. Prima provi a riattivarlo. Poi, se non risponde, lo lasci andare.

E cambiare piattaforma non cancella il disordine: lo trasloca. Prima si mette ordine nei dati. Poi, se serve, si cambia strumento. Mai il contrario.

La metrica giusta da guardare

Se c’è un numero da tenere d’occhio, non è la dimensione della lista. È il tasso di apertura dei contatti attivi, segmento per segmento.

Una lista da 5.000 contatti con il 35% di aperture vale molto più di una da 20.000 con il 4%. La prima parla a persone che ti aspettano. La seconda spara nel buio, e ti fa pure pagare i proiettili. Dal momento in cui guardi l’apertura per segmento invece del totale contatti, le decisioni diventano ovvie: chi coltivare, chi riattivare, chi lasciare andare. Il nuovo pricing, in fondo, ti spinge solo a guardare il numero che contava da sempre.

Domande frequenti

Conviene ancora ActiveCampaign nel 2026?
Sì, se sfrutti automazioni e CRM. Resta tra i più completi sul mercato. Il nuovo pricing penalizza solo chi tiene liste sporche, cioè un problema che avevi comunque.

Devo davvero cancellare i contatti che non aprono?
Prima prova a riattivarli con una campagna dedicata e un’offerta o un contenuto di valore. Chi non risponde nemmeno a quella, via. Paghi per l’attenzione, non per i numeri da esibire.

Quanto spesso va pulita una lista?
Una pulizia seria almeno ogni sei mesi, più un controllo continuo dei bounce. Non è un’operazione una tantum: è manutenzione, come per qualsiasi cosa che usi davvero.

Brevo è una vera alternativa ad ActiveCampaign?
Per chi fa soprattutto invii ed email semplici, sì, e costa meno. Per automazioni complesse e gestione vendite integrata, ActiveCampaign resta un gradino sopra. Dipende da cosa usi davvero.

La pulizia delle liste può abbassare le mie vendite?
Quasi mai. I contatti che rimuovi non compravano comunque. Spesso le vendite migliorano, perché le email arrivano a chi è davvero interessato invece di disperdersi.

Se vuoi capire dove stai sprecando

Una lista email è come un magazzino: se non la riordini, accumula costi invisibili finché un giorno qualcuno te li mette in fattura. Il nuovo pricing di ActiveCampaign ha solo acceso la luce.

Una prima conversazione serve a capire se stai pagando troppo per contatti che non ti leggono, e se lo strumento che hai è quello giusto per come lavori davvero. Se posso aiutarti, te lo dico. Se non posso, evitiamo di perdere tempo entrambi.

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