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Lovable o Claude Code, se non sei un programmatore: cosa cambia davvero

Lovable o Claude Code? Due modi diversi di trasformare un’idea in un’app.

«Ma perché devo pagare l’abbonamento a Lovable? Ho già Claude. Mi fa le stesse cose: mi costruisce l’applicazione, me la pubblica, e se serve fa pure il database.»

Questa frase la sento sempre più spesso. A volte al posto di Claude c’è Codex, o un altro strumento della stessa famiglia.

Ed è vera. Lo dico subito, così non ci giriamo intorno.

Claude Code e i suoi simili un’applicazione la costruiscono, la mettono online e le collegano un database. Li uso anch’io, tutti i giorni.

Il problema sta in tre parole di quella frase: «le stesse cose».

Due modi di lavorare

Lovable è un sito. Apri il browser, scrivi cosa ti serve, e accanto vedi l’applicazione che prende forma. Tutto quello che serve per farla vivere sta lì dentro: il posto dove gira, il database, gli accessi degli utenti, il pulsante per pubblicarla.

Claude Code e Codex sono programmi che lavorano sul tuo computer. Gli dai una cartella, gli scrivi cosa vuoi, e loro scrivono il codice e lanciano i comandi che servono.

Un «lì dentro» non ce l’hanno. Dove far girare l’applicazione, quale database usare, con quali account: sono scelte da fare. Le fanno loro, se glielo chiedi. Oppure le fai tu.

In altri articoli ho paragonato l’AI a un muratore velocissimo che non discute mai il progetto. Il paragone regge anche qui.

Con Lovable quel muratore lavora dentro un cantiere già organizzato. Ci sono i ponteggi e le regole, e c’è qualcuno che passa a controllare gli impianti.

Con Claude Code il muratore viene a casa tua, da solo. È lo stesso muratore, bravo uguale. Fa esattamente quello che gli dici.

E l’impianto elettrico a norma lo fa se glielo chiedi.

Quello che Lovable fa senza che tu lo chieda

Quando costruisci con Lovable, alcune cose succedono da sole. Dipende da come è fatta la piattaforma: l’AI che ci lavora dentro è brava quanto l’altra.

L’accesso degli utenti passa da un servizio collaudato, e non viene riscritto da zero ogni volta.

Il database arriva con le sue regole di accesso, quelle che stabiliscono chi può leggere e chi può scrivere ogni dato. I tecnici le chiamano policy. Lovable le propone, e ha un controllo che ti avvisa quando una tabella è rimasta aperta a tutti.

Le chiavi dei servizi esterni hanno un posto protetto dove stare.

La pubblicazione avviene su un indirizzo sicuro. C’è la storia delle versioni, e se una modifica rompe qualcosa torni indietro con un clic.

Prima di pubblicare parte un controllo di sicurezza che segnala i problemi più comuni.

Occhio però: i binari non garantiscono l’arrivo. Con Lovable si riesce benissimo a pubblicare un’applicazione con i dati in vista, e l’ho raccontato in IA e sicurezza dei dati. Quello che resta da fare anche lì l’ho messo in fila in Dal prototipo alla produzione.

Però i binari ci sono. E quando qualcosa manca, di solito lo strumento te lo dice.

Quello che Claude Code fa solo se glielo chiedi

Tutte quelle cose Claude Code le sa fare. Spesso le fa bene.

Bisogna chiedergliele. E per chiedere una cosa devi sapere che esiste.

Qui sta il punto di tutto l’articolo.

Chi non fa il programmatore descrive il programma da fuori, dal lato di chi lo usa. Le schermate e i pulsanti, cosa succede quando clicco.

«Voglio una pagina dove i clienti inseriscono i dati e io li vedo in un elenco.»

L’AI lo costruisce. Funziona. Sei contento, e hai ragione di esserlo.

Solo che in quella conversazione nessuno dei due ha parlato di chi può leggere quell’elenco, né di cosa succede se il database si cancella.

Tu non l’hai chiesto perché non sapevi che fosse una domanda. Lui non l’ha fatto perché non gliel’hai chiesto.

Non si tratta di cattiva volontà della macchina. Se gli domandi «questa applicazione è sicura?» ti risponde, e di solito risponde bene. Ma è una domanda che viene in mente a chi fa questo mestiere.

Ti faccio l’elenco di quello che resta fuori più spesso, perché è sempre lo stesso.

Chi può leggere e modificare ogni dato, utente per utente. Dove stanno le chiavi, e se per sbaglio sono finite in un archivio del codice che può vedere chiunque. Se esiste una copia dei dati e come si rimette su. Come sono conservate le password degli utenti. Chi aggiorna i pezzi di cui il programma è fatto, fra sei mesi, quando esce una correzione di sicurezza.

Nessuna di queste cose si vede sullo schermo. Il programma funziona uguale, con o senza.

C’è di mezzo anche il tuo computer

Un’altra differenza che si nota poco.

Lovable lavora sui suoi server. Se qualcosa va storto, va storto dentro quel progetto.

Claude Code lavora sul tuo computer, con i permessi che gli dai. Legge i tuoi file ed esegue comandi. Prima di farlo chiede il permesso, è vero.

Ma dopo la decima richiesta si clicca «sì» senza leggere. Lo so perché lo vedo fare.

Per chi sa cosa sta autorizzando è una comodità enorme. Per chi non lo sa è una porta aperta sul computer dove stanno anche la posta e i documenti dell’azienda. Le attenzioni da avere le ho scritte in Claude Code: sicurezza di repository e automazioni.

I conti

«Così non pago l’abbonamento.»

Vero. Lovable a listino parte da 25 dollari al mese, e Claude lo paghi già.

Poi però l’applicazione deve stare da qualche parte. Un servizio dove pubblicarla, come Netlify. Un database. Un servizio per spedire le email. Il dominio.

Molti hanno un piano gratuito, e per cominciare basta. Ma sono quattro account diversi, ognuno con i suoi limiti, le sue scadenze e le sue impostazioni di sicurezza. E qualcuno deve sapere che esistono.

Il risparmio c’è. È più piccolo di come sembra, e in cambio ti porti a casa un lavoro di gestione che con Lovable fa la piattaforma.

Quando ha ragione chi usa Claude

Spesso, a dirla tutta.

Se lo strumento lo usi solo tu, sul tuo computer, e dentro non ci sono dati di altri, il discorso fatto fin qui pesa poco. Un programma che ti riordina i file, uno che incrocia due elenchi: per queste cose Claude Code è perfetto, e Lovable non serve.

Se accanto a te c’è qualcuno del mestiere che guarda cosa viene costruito, pure.

E se il progetto cresce oltre quello che Lovable gestisce bene, il passaggio è naturale. I due strumenti poi si possono usare insieme: il codice fatto con Lovable si collega a un archivio esterno, e da lì ci si lavora con Claude Code.

Il caso in cui frenerei è uno solo, ed è proprio quello della frase iniziale. Una persona che non programma, da sola, che vuole mettere online un’applicazione per i propri clienti, e sceglie lo strumento per risparmiare l’abbonamento.

Se scegli comunque Claude Code

Allora fatti aiutare da lui. Prima di pubblicare, fagli queste domande, così come sono scritte.

Chi può leggere e chi può modificare ogni tabella del database, e come lo hai verificato? Dove sono conservate le chiavi dei servizi esterni, e ce n’è qualcuna nel codice? Esiste una copia automatica dei dati, e come la ripristino? Se un utente cambia l’indirizzo nel browser, può vedere i dati di un altro? Cosa devo controllare e aggiornare fra tre mesi?

Le risposte ti diranno molto. E se qualcuna non la capisci, quello è il momento di farla leggere a qualcuno.

È il modo più economico che conosco per fare le domande di un programmatore senza esserlo.

La domanda che conta

Quale dei due strumenti sia migliore mi interessa poco. Sono bravi tutti e due, e fra sei mesi saranno cambiati.

Mi interessa chi, fra te e lo strumento, sa cosa va chiesto.

Se lo sai tu, o qualcuno che lavora con te, hai tutta la libertà che vuoi. Se non lo sa nessuno, conviene lo strumento che le regole se le porta da casa.

È la stessa cosa che ho visto succedere con i CRM, e l’ho raccontata in Farsi il CRM su misura con l’AI: dove mancano le regole, è una fortuna che le imponga il programma.

Un’avvertenza, per correttezza. Solucom, la mia società, è Lovable Certified Partner, quindi su Lovable non sono neutrale. Uso tutti e due ogni giorno, e il mio parere prendilo sapendolo. Se vuoi un confronto più largo fra gli strumenti, c’è Lovable vs Manus vs Claude Code.

Cosa farei io

Se non programmo e l’applicazione la useranno i miei clienti, parto da Lovable. Pago l’abbonamento, e lo considero il prezzo delle cose che non so di dover chiedere.

Se lo strumento è solo per me, uso quello che ho già. Di cosa conviene farsi costruire ho scritto in Vibe coding per chi ha un’azienda.

In tutti e due i casi, prima di metterci dentro dati che non sono miei, la faccio guardare da qualcuno che sa cosa cercare.

E quando sento «tanto fa le stesse cose», chiedo: quali?

Se hai già costruito qualcosa con uno di questi strumenti e vuoi sapere cosa manca, sentiamoci mezz’ora.

Se stai valutando un fornitore, prima parliamo mezz'ora.

Serve a capire se ha senso lavorare insieme. Se non ha senso te lo dico, e ti sei risparmiato un preventivo.

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