Negli ultimi mesi molti hanno iniziato a sperimentare con strumenti come Lovable.dev, piattaforme che permettono di creare applicazioni semplicemente scrivendo cosa si vuole ottenere, in linguaggio naturale.
L’idea è affascinante: basta descrivere l’app, attendere qualche minuto e vedere il risultato prendere forma.
È la promessa del vibe coding, lo sviluppo “guidato” dall’intelligenza artificiale.
Questo tipo di sviluppo, noto come vibe coding, introduce rischi significativi di sicurezza quando le applicazioni non vengono progettate con criteri di protezione dei dati e accessi ben configurati.
Ma come ogni promessa che sembra troppo bella per essere vera, anche qui c’è un lato nascosto: la tecnologia non pensa al posto tuo.
La differenza tra “costruire” e “progettare”
Creare qualcosa con l’IA non significa necessariamente progettarla nel modo giusto.
Chi ha mai seguito un tutorial su YouTube sa come va: l’influencer costruisce in pochi minuti una landing page o un mini sito, con una grafica pulita e un copy coerente.
Ma dietro quell’apparente semplicità ci sono decine di decisioni invisibili — tecniche, legali, di sicurezza — che l’IA non può prendere per te.
Per farti un esempio, anche banale se vogliamo, se chiedi a Lovable di “creare un sito per la mia azienda”, lo farà.
Ma non metterà:
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il banner dei cookie,
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le diciture legali obbligatorie nel footer,
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i check privacy nei form di contatto.
Non perché non sia capace, ma perché nessuno glielo ha chiesto.
Il caso reale: l’app utile ma “aperta a tutti”
Durante un corso, un partecipante aveva creato con Lovable un’app davvero interessante per la gestione dei propri clienti: tracciava pagamenti, appuntamenti e scadenze.
Tutto funzionava alla perfezione.
Solo un dettaglio: non c’era alcun sistema di autenticazione.
Tradotto: chiunque conoscesse l’URL dell’app poteva accedere ai dati dei clienti.
Nomi, importi, note interne… tutto visibile, indicizzabile e scaricabile.
Il problema non era la piattaforma.
Era il prompt: l’utente non aveva mai detto all’IA che i dati erano sensibili, che serviva un login, che alcuni utenti dovevano avere permessi diversi.
E Lovable, obbediente, aveva fatto esattamente ciò che gli era stato chiesto: costruire un’app funzionante, non sicura.
Questo esempio evidenzia quanto sia cruciale considerare Lovable.dev sicurezza dati, perché senza regole esplicite di autenticazione e protezione le informazioni sensibili restano accessibili a chiunque.
Quando il prompt non basta
Questa è la parte più delicata del vibe coding.
L’intelligenza artificiale è in grado di creare codice coerente, ma non possiede obiettivi o intenzioni proprie.
Non “sa” cosa stai cercando di ottenere, né quali regole deve rispettare.
Interpreta il tuo prompt come una lista di requisiti tecnici, non come un progetto di sistema.
Se le dici “crea un’app per gestire clienti”, ti farà un gestionale base.
Ma se non le dici “i clienti devono accedere con credenziali, ogni utente deve vedere solo i propri dati e i campi sensibili vanno cifrati”, nessuna di queste logiche verrà implementata.
E quando proverai ad aggiungerle dopo, scoprirai che modificare un’app AI-generated è più difficile che rifarla da zero.
Questo è uno dei motivi per cui chi si avvicina allo sviluppo app con IA rischi privacy deve prevedere fin da subito controlli specifici su autenticazione, gestione degli utenti e protezione dei dati.
Il secondo caso: quando i dati “sembrano giusti”
Mentre sperimentavo con un’app simile per la gestione delle spese aziendali, avevo chiesto al sistema di importare file CSV con entrate e uscite.
I test iniziali andavano bene, ma con i dati reali dell’anno intero ho trovato errori ovunque: voci duplicate, importi mancanti, colonne disallineate.
L’IA aveva fatto il suo lavoro in modo statistico: aveva creato un modello che funzionava abbastanza bene sul piccolo campione iniziale.
Ma senza regole chiare, il codice si era adattato male ai dati veri. E per come gestiva e leggeva i dati capitava (anche troppo spesso) che saltasse intere parti del CSV che stava analizzando.
Se mi fossi fidato del risultato, avrei consegnato report sbagliati all’amministrazione.
Ecco la lezione: l’IA non sbaglia come un umano. Sbaglia in modo silenzioso e sistematico.
Il costo nascosto della semplicità
Questi strumenti nascono per semplificare, ma con l’uso diventano più complessi e costosi di quanto sembri.
Quando inizi a gestire dati, ruoli e logiche personalizzate, servono risorse, tempo e controllo.
In certi casi Lovable e piattaforme simili attivano automaticamente componenti cloud, database o servizi mail che, con l’aumentare del traffico, generano costi mensili non banali.
Non è un difetto, è la realtà del software: ogni automazione ha un prezzo, anche se non è in codice.
Quando (e come) usare il vibe coding in azienda
Strumenti come Lovable.dev sono incredibilmente utili per prototipare idee, creare MVP o testare flussi.
Ma se l’obiettivo è sviluppare un’applicazione reale, con utenti, dati e processi, servono regole di base:
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definisci chi deve accedere e con quali ruoli;
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specifica se i dati sono sensibili o pubblici;
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chiedi esplicitamente protezione, autenticazione e validazione dei dati;
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testa i risultati con dati reali, non solo di esempio;
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pianifica fin da subito una revisione umana del codice o dei flussi.
Solo così il no-code diventa un pro-code consapevole.
Lovable e strumenti simili stanno democratizzando la creazione di software, ma la democratizzazione senza educazione è un rischio.
L’IA non sostituisce il pensiero progettuale: lo rende più urgente.
Perché ogni prompt è una decisione di design, e ogni design ha conseguenze.
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FAQ
1. Lovable.dev è sicuro da usare per applicazioni aziendali?
2. Posso usare Lovable per gestire dati sensibili o clienti?
3. È possibile modificare il codice generato dall’IA?
4. Quanto costa mantenere un’app creata con Lovable o simili?
5. Serve comunque un tecnico anche se l’app la crea l’IA?



