Intelligenza artificiale6 minuti di lettura

Usare l’AI per scrivere contenuti senza sembrare un robot

Usare l'AI per scrivere contenuti senza sembrare un robot

C’è un test che faccio da solo, senza accorgermene, ogni volta che apro un articolo.

Dopo due righe sento se «sa di intelligenza artificiale».

Generico. Levigato. Pieno di entusiasmo che non dice niente. Le stesse tre formule ripetute in ogni paragrafo.

Lo riconosco al volo. E il problema è questo: se lo riconosco io, lo riconosce anche chi legge te.

L’AI è uno strumento straordinario per scrivere più in fretta, su questo non discuto. La uso tutti i giorni. Ma usata male ti tira fuori contenuti che sanno di macchina, e un contenuto che sa di macchina viene letto con meno fiducia. Quando va bene. Quando va male non viene letto affatto.

Vediamo come usarla senza buttare via la cosa più preziosa che hai: la tua voce.

Perché i testi «scritti dall’AI» si riconoscono

Non è magia e non è sfortuna. Sono segnali che tornano sempre uguali.

Il testo troppo perfetto, senza uno spigolo.

L’entusiasmo generico, tipo «in un mondo in continua evoluzione».

Le frasi gonfie che girano intorno all’argomento senza mai dire una cosa netta.

Gli elenchi sempre da tre elementi, perché all’AI piace il tre.

E certi vezzi tipografici che nella scrittura italiana normale non usa quasi nessuno, ma che lei infila ovunque.

Il problema di fondo però è uno solo: l’AI non ha un punto di vista.

Media. Leviga. Dice quello che direbbe chiunque.

E quello che direbbe chiunque, guarda caso, non interessa a nessuno.

Come usarla bene senza perdere la voce

Il trucco non è rinunciare all’AI. Sarebbe una c***ata, ti privi di un aiuto reale.

Il trucco è darle il ruolo giusto: assistente, non autore.

Ti spiego cosa intendo, punto per punto, perché «usala bene» detto così non vuol dire niente.

Parti da una tua idea, non da un prompt vuoto. Se non hai niente da dire, l’AI ti aiuterà a dirlo benissimo. Ma sarà comunque niente, solo scritto meglio. Il punto di vista lo devi mettere tu, lei lo aiuta a prendere forma.

Usala per la struttura e la ricerca, non per la voce. Fatti aiutare a ordinare le idee, a trovare una sequenza, a superare la pagina bianca. Quello lo fa bene. Ma la voce, il tono, gli esempi, quelli te li riscrivi tu, perché sono l’unica parte che non può copiare da nessuno.

Aggiungi quello che l’AI non ha. Un esempio reale che hai vissuto. Un numero concreto, non «molti clienti» ma «tre clienti su cinque». Un’opinione netta. Persino un dubbio onesto, del tipo «questo non sono sicuro che funzioni». Sono le cose che nessuna macchina può inventare al posto tuo, ed è esattamente ciò che rende un testo tuo.

Taglia i tic da macchina. Rileggi e togli le frasi gonfie, gli entusiasmi vuoti, gli elenchi finto-perfetti, i vezzi che non useresti mai parlando. Meno levigato, più umano. Un po’ di ruvidità è un pregio, non un difetto.

Rileggi ad alta voce. È la prova del nove. Se non parleresti mai così a un cliente seduto davanti a te, non scriverlo così. La tua scrittura deve suonare come te, non come un comunicato stampa.

È lo stesso principio che ripeto sull’uso dell’AI in generale: il problema quasi mai è lo strumento, è come lo usi. Con la scrittura vale doppio.

Il rischio nascosto: l’appiattimento

C’è un pericolo più sottile della semplice brutta scrittura, ed è quello che mi preoccupa di più.

Se deleghi all’AI anche il pensiero, e non solo la forma, i tuoi contenuti iniziano ad assomigliare a quelli di tutti gli altri che usano gli stessi strumenti nello stesso modo.

Ti faccio l’esempio che secondo me chiude il discorso, perché non è una cosa nuova.

Da anni si dice che l’imprenditore è l’unico che può scrivere davvero il copy del proprio blog. Perché è l’unico che ne sa abbastanza per scriverlo giusto.

Prima come si comportavano le aziende?

Prendevano lo stagista e gli dicevano «fammi gli articoli del blog».

E col c***o che venivano bene. Non per colpa dello stagista, poverino. Ma perché lo stagista non aveva il contesto, non sapeva di cosa stava parlando.

Adesso, con l’AI al posto dello stagista, sembra di rivedere la stessa identica scena.

Cambia l’attore. Non cambia il problema.

Se dai in pasto un contesto povero, ti torna indietro roba povera. Ben scritta, magari. Ma vuota. Che potrebbe averla scritta chiunque per chiunque.

Ne ho parlato anche qui: l’AI può amplificare le tue idee o appiattirle. Dipende da quanto ci metti del tuo.

La tua voce, i tuoi esempi, le tue opinioni scomode sono quello che ti distingue. Se le cancelli per far scrivere tutto a lei, ottieni testi corretti e dimenticabili. E il web è già pieno di roba corretta e dimenticabile.

I due errori più frequenti

Ne vedo due, opposti tra loro, e sbagliano tutti e due.

Il primo, il più diffuso: incollare l’output dell’AI così com’è, senza toccarlo di una virgola.

Veloce, sì. Ma pubblichi qualcosa che sa di macchina e che chiunque riconosce come tale. Hai risparmiato dieci minuti per perdere la fiducia di chi ti legge. Pessimo affare.

Il secondo, all’estremo opposto: demonizzare l’AI e rifiutarla del tutto.

Così però ti giochi un aiuto reale per organizzare il lavoro e scrivere più in fretta. È come rifiutarsi di usare la calcolatrice perché «i conti veri si fanno a mano».

La via giusta sta nel mezzo, come quasi sempre. L’AI prepara e velocizza. Tu ci metti la testa, la voce e la responsabilità di quello che esce con il tuo nome sopra.

FAQ

Google penalizza i contenuti scritti con l’AI?

No. Google penalizza i contenuti scadenti, non lo strumento con cui li fai. Un testo utile, originale e con un punto di vista va bene anche se ti sei fatto aiutare. Un testo generico e vuoto va male a prescindere, che l’abbia scritto un premio Nobel o una macchina.

Come faccio a capire se il mio testo «sa di AI»?

Rileggilo ad alta voce. Se suona come un comunicato levigato e senza opinioni, sa di AI. Se suona come te che spieghi una cosa a un cliente al telefono, sei sulla strada giusta.

Posso usare l’AI per tutto il testo?

Puoi, ma non dovresti lasciarlo così com’è. Usala per la bozza e la struttura, poi riscrivila con la tua voce e i tuoi esempi. La differenza si sente, fidati.

Serve un tono «perfetto»?

No, anzi, è controproducente. Una frase spezzata, un’opinione netta, un po’ di imperfezione rendono il testo umano. La perfezione levigata è proprio la cosa che tradisce la macchina.

Quanto tempo si risparmia davvero?

Molto sulla parte di organizzazione e prima bozza. Meno di quanto sembri sulla rifinitura finale, perché è lì che si fa la qualità. Ma è tempo ben speso, non tempo perso.

Se vuoi che i tuoi contenuti suonino tuoi

L’AI non è il nemico della buona scrittura. Ma non è nemmeno un sostituto della tua voce.

Usata come assistente ti fa lavorare meglio. Usata come autore ti fa sparire nella massa dei testi tutti uguali.

Se vuoi impostare un modo di produrre contenuti che sfrutti l’AI senza perdere identità e fiducia di chi ti legge, possiamo vederlo insieme. Se posso aiutarti te lo dico, se non posso evitiamo di perdere tempo entrambi.

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Serve a capire se ha senso lavorare insieme. Se non ha senso te lo dico, e ti sei risparmiato un preventivo.

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